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venerdì 4 luglio 2014

CONCORSO INTERNAZIONALE - CAVALCAVIA BUSSA A MILANO

CONCORSO BANDITO DAL COMUNE DI MILANO PER LA RIQUALIFICAZIONE FUNZIONALE DEL CAVALCAVIA BUSSA

Vista Modello dalla banchina ferroviaria


"Ideare un ponte o un viadotto è una cosa meravigliosa, un sogno per i progettisti.
Manufatti particolari, diversi dagli altri, si staccano dal terreno e spiccano il volo.
Hanno una doppia vita, una inferiore dove scorrono l’acqua o mezzi di trasporto e una superiore, aerea e a se stante.
Progettare il lifting di un viadotto è una cosa diversa, ma sempre coinvolgente.
Come in questo caso dove un impianto destinato a uno statico e noioso parcheggio si trasformerà in un area pulsante, piena di vita nel cuore nuovo della città di Milano.
Un luogo dove si potrà fare dello sport differenziato, dove i bambini potranno giocare in mezzo al verde, dove fare shopping, assistere a spettacoli, eventi e concerti, ballare, consumare cibi e bibite, ammirare fontane scultoree e opere d’arte"

Questa è la prolusione del nostro progetto che purtroppo non ha passato la selezione tra gli oltre 100 partecipanti di livello internazionale.
Lo ritengo un bellissimo lavoro di riqualificazione e recupero senza "occupazione" di nuovo territorio, anzi con la restituzione alla città di spazi sia ludico-ricreativi, oltre che per eventi culturali, dove stare bene.
"Nuovi" spazi per la città e per le persone, posti su di un ponte lungo oltre 250 metri e largo 36, un elemento di congiunzione tra due quartieri, l'Isola e Garibaldi, di circa 9.000 mq.

Le varie attività proposte sono:

Skate Park
Aree verdi con sedute
Area attrezzata con fontana e bar
Spazi di servizio per eventi
Auditorio spettacoli, proiezioni, eventi, musica, mostre, gioco libero
Campi di calcio A5 e Basket, di cui uno dotato di tribuna coperta
Parco giochi
Giochi d’acqua per bambini
Aree di riposo nel verde
Palestra di roccia
Velo-stazione
Parcheggi
Impianti fotovoltaici, solare-termico, recupero acqua piovana, illuminazione led
Modello - Studio per un auditorium
Modello - Studio della vela di copertura
Vista Modello - la bici-stazione

La ciclabilità è punto cardine del progetto e qualifica la viabilità del ponte, oggi destinato a brutto parcheggio e corsia di transito veicolare, con un livello più alto di sostenibilità ambientale.
Sotto il profilo energetico il progetto vede la dotazione di pannelli solari fotovoltaici del tipo a film sottile, che ben si adattano alla sagoma delle coperture ad ala, poste sia sul ponte che a copertura della velo-stazione. 
Modello - dettaglio aree ricreative e per lo sport



























martedì 15 maggio 2012

Recensioni - Cambiamento Spiriturale ed Ecologico



Guido Viale
La Conversione ECO-LOGICA there is no alternative
Ed. NdA Press, Rimini, 2011.

La crisi economica, energetica e ambientale che ha investito la società contemporanea non è di tipo congiunturale ma di sistema.
Le soluzioni richiedono un cambiamento di atteggiamento che impegni non solo i governi ma ciascuno di noi in prima persona.

Guido Viale indica la via della conversione ecologica, su ispirazione del dettato morale ed intellettuale di Alex Langer, e invita ad un "cambiamento spirituale del nostro stile di vita, dei nostri consumi, del modo in cui lavoriamo e del fine per cui lavoriamo o vorremmo lavorare, del nostro rapporto con gli altri e con l'ambiente".

Si tratta di riflettere quindi sulla modalità di uno sviluppo che deve diventare sostenibile, studiato cioè in funzione di garantire alle generazioni future la disponibilità delle risorse naturali e la conservazione dell'ambiente in cui vivere e lavorare.

Viale individua 5 settori cruciali che dovrebbero essere oggeo di una riconversione:

1. energetico,
2. agricolo,
3. gestione rifiuti,
4. consumo del territorio,
5. mobilità

Punti programmatici e di un sapere consapevole che non dovrebbero esser dimenticati da alcuno che abbia intenzione di lavorare per il bene comune.

Diversamente la distruttività insita nell'animo umano non produrrà che distruzione appunto, conflitti, esaurimento, e danni incalcolabili alle generazioni che verranno, ovvero ai nostri figli.
Se volessimo fare un minimo di critica dovremmo anche analizzare il ventennio appena trascorso per capire che l'origine della crisi economica è dovuta ad un modello che "gira" sostanzialmente contro-natura.

Non è pensabile consumare all'infinito perchè le risorse esauriscono.

E' un principio semplice, quello che dovrebbe avviare ad una fase di cambiamento (epocale è ridicolo, ma è così).
Al volgere di ogni nuovo secolo, dopo un decennio di generale stordimento, la storia ci racconta di periodi di forte innovazione e cambiamento.
Che sia arrivato il momento di andare oltre anche nel XXI° secolo?

venerdì 14 ottobre 2011

FOTOVOLTAICO: UN PADERNESE CI INVITA AD UNA RIFLESSIONE PERTINENTE



Volentieri pubblico in forma di POST questa riflessione di un cittadino padernese, Gianni Rubagotti: "non ti sembra una bestemmia che il fotovoltaico invece di riempire i tetti, magari degli edifici comunali e nelle villette, vada a togliere terreno all'agricoltura come successo a Senago? Questo agosto ho fatto un giro in bici per Paderno e ho la sensazione che considerata la nostra zona c'è ancora tanta agricoltura: si va dall'orticello della villetta alla Cascina dell'Uccello. Ma è frastagliata e spesso crea sprechi...il futuro sembra renderà sempre più difficile l'arrivo di alimenti da lontano sia per il prezzo e la disponibilità del petrolio sia per la sempre maggiore povertà della nostra popolazione. In questo quadro non dovremmo puntare sul kilometro zero o quasi invece di eliminare terreni agricoli?"

Concordo in parte e ritengo che una questione sia da porsi, senza resistenze e senza proclami ideologici sui temi del "progresso si, progresso no" piuttosto che sventolare il dogma della conservazione a tutti i costi.
E in tal senso rispondo alla domanda: non credo certo si tratti di una "bestemmia" collocare un impianto fotovoltaico anche in una area libera e non lo credo perchè credo fermamente che sia più sostenibile una installazione fotovoltaica, anche non integrata nell'edificio, rimandando questa installazione ad un modello di Sviluppo appunto Sostenibile. Preferisco che il sole colpisca un pannello e produca energia piuttosto che sgrullarmi delle modeste conseguenze del caso, anche perchè c'è la soluzione, ed in Campania (che non è il terzo mondo, come molti credono), ma anche in Irlanda e in altri paesi "sottosviluppati" ci si è ingegnati per coniugare le due cose.



Esempio di serra con fotovolatico - Molise

Tornando al merito della domanda, aggiungiamo qualcosa.
Credo che il "paesaggio" di Paderno Dugnano o Senago, non sia/siano certo rappresentato/i dalla sola realtà agricola.
Anzi, nella storia della città e dei sette quartieri le caratterstiche morfologiche anche del territorio indica dinamiche sostanzialmente differenti.
A Senago c'è una presenza importantissima come il Parco delle Groane (Parco Regionale) e tra i primi rilievi orografici, sebbene di modesta elevazione o depressione, è l'uomo che vi ha costruito una villa che però riconosciamo come valenza ambientale e paseaggistica, mentre a Paderno D. il territorio è pianeggiante, e le presenze ambientali non contigue, il territorio frammentato. La città di Paderno D. ha una estensione pari a quella di Cinisello B.(che ha più del 70% del territorio occupato) mentre la nostra città si ferma poco sopra il 50%. E spesso sono le infrastrutture a causare le criticità ambientali e le interferenze con i territorio. L'elemento più significativo del "paesaggio" di Paderno può essere il Viale Bagatti Valsecchi, con la villa (su territorio di Varedo) a simboleggiare una realtà simbolica, paesaggistica ed ambientale meritevole di attenzione.
Se poi si vuole immaginare che la citta oggi debba essere quello che c'era nel 1700 il discorso è molto differente, qui non si tratta più di nostalgia o di amor del vero ma di ignoranza storica.
E' la Rivoluzione industriale che ha indotto i cambiamenti che conosciamo e ancora oggi la rivoluzione informatica o quella tecnologica che spingono in altre direzioni, ma anche e soprattutto la crisi economica.
E l'economia del secolo scorso era quella basata sul petrolio e purtroppo lo è ancora oggi nel 2011, ma vogliamo cambiare indirizzo.
Il singolo campo agricolo, più o meno residuale che sia, sebbene ne riconosca la valenza anche e solo al fine del mantenere "aperto" l'edificato, in un tessuto che è già densamente urbanizzato, mi chiedo se sia veramente sacro e intoccabile?
E' quel campo che rappresenta tutta la storia ed il passatto della nostra città o della comunità locale (non del singolo)?
Queste sono le valutazioni che avrà fatto la Commissione deputata alla valutazione di compatibilità in un paesaggio che, forse non ce ne siamo ancora accorti, si è fortemente trasformato ed è stato anche produttivo, industriale, terziario e residenziale. La stratificazione delle trasformazioni della città, in lotta con il suo limite, è già parte integrante del paesaggio, è il paesaggio urbano.
Diversamente anche un centro sportivo non sarebbe congruo con le aree destinate a parco, ed è il caso del Parco del Grugnotorto, parco che in passato era denominato così perchè era il gran't ort, l'orto di Milano, il grande orto.
Di quel grande orto oggi abbiamo una miscellanea di "elementi di pregio" nel paesaggio come cave, alcune riqualificate ma che rappresentano anch'esse un paesaggio "artificiale", altre ancora in esercizio, e ancora cinema, magazzini, attività o vivai, come quelli della Steflor, residenze per anziani, ed anche aree coltivate, campi da golf e parchi attrezzati o tematici, siti produttivi come l'Eureco, e altro ancora.
Tutto questo non produce alimentazione a km zero, eppure sono destinazioni presenti nei parchi, anzi le mire di alcuni altri portano su un altro livello questa questione, e vi invito a riflettere in merito.
Perchè si vogliono installare pirogassificatori nel Parco Grugnotorto?
Chi ha l'interesse a trasformare la coltura per la alimentazione umana in produzioni di bassa qualità destinate alla produzione di biocombustibili?
Caro Rubagotti, oggi il Parco Grugnotorto è considerato una risorsa, e il signficato di risorsa è diverso da persona a persona.
Per me risorsa è quel qualcosa da tenermi caro.
Per altri la risorsa è qualcosa cui attingere per un mero sfruttamento.
E il parallelo con il campo con il parco fotovoltaico è sostanzialmente diverso, perchè questo è un esempio di utilizzo della risorsa (a tempo, perchè dopo 20 anni il conto energia termina) che è segno di una civilità che ha la consapevolezza del valore del territorio, diversamente chi impedisce di collocarvi un generatore a bio-massa oppure una centrale a biogas?
Per concludere, penso che il valore di una area agricola (da conservare o meno) è legata alla contiguità con altre aree aperte che la rendono produttiva, diversamente essa rimane un residuo. Collocarvi un campo fotovoltaico magari la preserva dalla edificazione per almeno 20 anni, senza togliere nulla alla coltura che si può comunque condurre sul terreno, elevando molto semplicemente i pannelli su strutture più alte dei mezzi in uso agli agricoltori.

Nella pratica poi se ne occupano le Commissioni di esperti che valutano la compatibilità del sito e del progetto che si prevede di installare nel Paesaggio, ed in ogni amministrazione si valutano ed accettano o diniegano anche tali installazioni. Talvolta quello che per le amministrazioni locali non è gradito, e viene respinto, viene comunque installato o realizzato (casi simili a Paderno si contano su più di due mani) anche perchè non è detto che non sia "compatibile", ma semplicemente deputato ad altri soggetti o enti interessati.
Sono quindi le commissioni del paesaggio a valutare se l'impianto o la costruzione o altro, sono compatibili con il territorio. Ed è anche vero che se gli impianti in questione superano la "taglia" di 1 MW (1 milione di kilowatt ora) il parere lo rilascia il competente ufficio Provinciale e quindi le valutazioni sono sempre soggette alla analisi ed a valutazioni specifiche.

C'è poi da capire anche se, per questo stesso motivo, dobbiamo perseguire nello sfruttamento delle risorse (ancora per quanto?) petrolifere oppure cambiare economia.
Perchè di questo si tratta. Non si ricordano i danni e le devastazioni di un modello di sviluppo incentrato sul petrolio, ma si ricordano i potenziali danni per le sottrazioni dei terreni per l'agricoltura?
Mi sembra eccessivo, e mi sembra invece scandaloso proseguire a giocare ai soldatini promuovendo azioni di guerra, e partecipandovi, per poi mettere le mani sui piani di ricostruzione o sulle altre "risorse" e le ricchezze (come il petrolio) dei paesi in crisi.

Puntare sul Km zero, e sulla agricoltura a "Km Zero" in periodo di crisi, ma non solo, è una scelta altrettanto condivisibile poichè riscopriamo la produzione locale, riduciamo i costi, i prodotti tagliano i passaggi della distribuzione e dei trasporti a grande distanza, ed in teoria riduciamo l'inquinamento con comportamenti consapevoli.
La sintesi è banale ma le due attività possono sempre coesistere e non arrecare danno le une alle altre.
Il terreno di cui si parla sei certo che sia stato "tolto all'agricoltura"?
Non è che è semplicemente stato diversamente destinato dall'agricoltore verso un diverso modo di produrre redditto?
L'agricoltore non è che coltiva la terra solo perchè ama le piantine o gli piace guidare il trattore, ma perchè è la sua fonte di redito, il suo lavoro.
Dovremmo chiederci perchè l'agricoltore non si è "aggiornato" qualificando la produzione verso prodotti a km zero, e non metterlo in antitesi con il fotovoltaico, non ha senso.
L'alterantiva sono gli inceneritori o la cogenerazione per produrre calore e riscaldamento o i trigeneratori per produrre anche energia elettrica, ma con quale "peso" per il territorio (urbanizzato) e per la popolazione, in questi altri casi?

martedì 27 settembre 2011

IL FOTOVOLTAICO TIRA - L'Italia è il primo paese al mondo per le installazioni



Lo sviluppo del fotovoltaico italiano proseguirà con buoni tassi di crescita anche nei prossimi anni: il volume di installazioni fotovoltaiche raggiungerà, infatti, nel 2012 e nel 2013 rispettivamente i 2,7 GW e 2,6 GW.

Sono le stime diffuse nel corso del convegno organizzato dal Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane), tenutosi a PV Rome Mediterranean, il salone internazionale delle tecnologie fotovoltaiche per il Mediterraneo che si svolge nell'ambito di ZeroEmission Rome, la grande manifestazione che si è svolta alla Fiera di Roma dedicata alle energie rinnovabili, sostenibilità ambientale, lotta ai cambiamenti climatici ed emission trading.

"Dati importanti, certamente inferiori alle performance del mercato negli ultimi due anni, ma che permettono di guardare al futuro con un certo ottimismo, nonostante i timori sulla tenuta del comparto dopo la sostanziale riduzione delle tariffe incentivanti introdotta dal Quarto conto energia" - ha commentato Valerio Natalizia, presidente del Gifi.

E proprio gli effetti della nuova legislazione sono stati uno dei temi al centro dell'incontro. "Il nuovo sistema di incentivi provocherà una trasformazione del mercato rispetto a quanto avvenuto in passato: le nuove tariffe penalizzano le grandi installazioni, ma non è detto che il fotovoltaico debba e possa svilupparsi solo grazie a queste -ha spiegato Natalizia -. Si aprono infatti nuovi e promettenti scenari rappresentati in primo luogo dalla crescita degli impianti commerciali, quindi di media taglia realizzati sui tetti di strutture si lavorerà molto sul residenziale. La crescita di queste installazioni, inoltre, stimolerà l'innovazione tecnologica, per la necessità di trovare soluzioni che consentano l'integrazione dei sistemi sui tetti e nelle facciate degli edifici, campo nel quale i produttori di moduli italiani possono contare su un bagaglio di conoscenze e un gusto per l'estetica che i nostri competitor non hanno. Insomma, sebbene sia facile prevedere una certa selezione degli operatori, le opportunità per continuare a fare bene per le aziende".

Il presidente del Gifi ha poi sottolineato il bilancio positivo del fotovoltaico per il sistema Italia.
"Il settore nel giro di pochi anni ha dato un forte impulso alla creazione di nuovi posti di lavoro, circa 20.000 addetti diretti, con un'età media dei lavoratori di 35 anni, e uno dei pochi che ha continuato a crescere anche in una situazione economica particolarmente difficile - ha spiegato Natalizia. Altrettanto importante è il peso che il solare sta acquisendo nel mix energetico. Il fotovoltaico è oggi a tutti gli effetti una fonte primaria, se consideriamo che copre circa il 3% della domanda, quota che entro il 2012 arriverà al 6% e che rappresenta circa la metà rispetto a una fonte come il carbone. Un risultato ancora più straordinario se pensiamo che è stato ottenuto nel giro di pochi anni".

Di questo almeno possiamo rallegrarci: L'Italia è prima al mondo per nuova capacità installata di Fotovoltaico.

GSE - Bilancio Elettrico 2010 - il 22,8% E' RINNOVABILE

Il GSE ha pubblicato, nella sezione Statistiche sulle fonti rinnovabili, il Bilancio elettrico italiano del 2010, da cui emerge che la quota da fonti rinnovabili ha raggiunto il 22,8% della richiesta nazionale.
In totale gli impianti a fonti rinnovabili sono arrivati alla potenza complessiva di 30,3 GW (+14,2% rispetto al 2009) e la produzione lorda a 77,0 TWh (+11,1%).
Nel 2010 la richiesta di energia elettrica sulla rete in Italia è risultata pari a 330,5 TWh, circa il 3% in più rispetto all'anno precedente.

Dal Rapporto si evidenzia che il peso dei consumi industriali è aumentato, passando dal 43,5% del 2009 al 44,7% del 2010 ed è diminuito negli altri tre settori.
I consumi domestici rappresentano nel 2010 il 22,5% del totale, quelli del terziario il 31,0% ed infine quelli agricoli l'1,8%.
Nel 2009 erano rispettivamente pari al 23,0%, al 31,6% e all'1,9%.

Il termico tradizionale e il pompaggio continuano a fornire il contributo principale al soddisfacimento della richiesta elettrica (63,8%), seguiti dalle rinnovabili (22,8%) e dalle importazioni nette (13,4%).

Rispetto al 2009 è aumentato il contributo della produzione da fonte rinnovabile (da 21,2% al 22,8% del 2010), conseguentemente si è ridotto quello della produzione tradizionale (da 64,7% al 63,8% del 2010) e delle importazioni nette (da 14,1% al 13,4% del 2010).

Dati che non si possono più sottovalutare.